Milano Piazza Duomo 1910
Una Milano come si presentava nell'anno 1910, quando i tram avevano il capolinea proprio davanti alla Galleria Vittorio Emanuele. Una Galleria costruita dal 1865 al 1867, che collega piazza del Duomo a piazza della Scala.
L’idea di aprire una via che collegasse piazza Duomo e piazza della Scala nacque da uno dei molti dibattiti che animavano Milano già dalla prima metà dell’Ottocento. Nel 1839 Carlo Cattaneo promosse una riflessione sul destino dello spazio antistante al Duomo, allora angusto, irregolare e giudicato indegno della grandezza della cattedrale. La città cresceva, ma il suo cuore restava imprigionato in un dedalo di strade medievali, tortuose e strette, sempre meno adatte al traffico di una Milano in trasformazione. Cambiare la città significava dunque rifarla, e rifarla voleva dire espropriare e demolire interi isolati per lasciare spazio a un nuovo disegno urbano.
La decisione di dedicare la nuova via a Vittorio Emanuele II rispose da un lato all’entusiasmo per l’indipendenza dall’Austria, dall’altro a una scelta pragmatica: solo un decreto reale poteva rendere possibile l’esproprio dei caseggiati destinati alla demolizione. Le prime indicazioni comunali immaginavano una semplice strada porticata, non ancora un passaggio coperto. Tra il 1859 e il 1860 arrivarono infine i decreti tanto attesi: uno per l’esproprio degli edifici da abbattere, uno per la demolizione del coperto dei Figini e del Rebecchino, che occupavano l’area dell’attuale piazza Duomo, e un ultimo per autorizzare una lotteria destinata a finanziare la nascita della nuova via, simbolo di una città che, per rinnovarsi, accettava di perdere una parte di sé.
18 dicembre 2025
Design-Art-Trends
[Arte da non dimenticare]
Una Milano come si presentava nell'anno 1910, quando i tram avevano il capolinea proprio davanti alla Galleria Vittorio Emanuele. Una Galleria costruita dal 1865 al 1867, che collega piazza del Duomo a piazza della Scala.
L’idea di aprire una via che collegasse piazza Duomo e piazza della Scala nacque da uno dei molti dibattiti che animavano Milano già dalla prima metà dell’Ottocento. Nel 1839 Carlo Cattaneo promosse una riflessione sul destino dello spazio antistante al Duomo, allora angusto, irregolare e giudicato indegno della grandezza della cattedrale. La città cresceva, ma il suo cuore restava imprigionato in un dedalo di strade medievali, tortuose e strette, sempre meno adatte al traffico di una Milano in trasformazione. Cambiare la città significava dunque rifarla, e rifarla voleva dire espropriare e demolire interi isolati per lasciare spazio a un nuovo disegno urbano.
La decisione di dedicare la nuova via a Vittorio Emanuele II rispose da un lato all’entusiasmo per l’indipendenza dall’Austria, dall’altro a una scelta pragmatica: solo un decreto reale poteva rendere possibile l’esproprio dei caseggiati destinati alla demolizione. Le prime indicazioni comunali immaginavano una semplice strada porticata, non ancora un passaggio coperto. Tra il 1859 e il 1860 arrivarono infine i decreti tanto attesi: uno per l’esproprio degli edifici da abbattere, uno per la demolizione del coperto dei Figini e del Rebecchino, che occupavano l’area dell’attuale piazza Duomo, e un ultimo per autorizzare una lotteria destinata a finanziare la nascita della nuova via, simbolo di una città che, per rinnovarsi, accettava di perdere una parte di sé.
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