Filippo Paganini. Tra reale e visione
Tronco 20200228_163856 -44°02’47.5”N 10°00’55.1”E
La ricerca di Filippo Paganini si sviluppa come un’indagine coerente e in evoluzione sul rapporto tra reale, luogo e materia pittorica. Più che definire uno stile, il suo lavoro costruisce un campo di tensione tra osservazione e trasformazione, in cui la pittura diventa strumento di traduzione del visibile.
Emblematica in questo senso è l’opera Tronco 20200228_163856 -44°02’47.5”N 10°00’55.1”E: non un oggetto rappresentato, ma la trascrizione pittorica di un ritrovamento reale, restituito con precisione iperrealistica e ancorato a coordinate geografiche. Qui l’immagine si configura come documento e memoria situata, punto di contatto tra esperienza, luogo e rappresentazione.
Accanto a questa dimensione analitica, la ricerca si apre a una pittura più libera e processuale, dove la forma emerge e si dissolve nella materia. Nelle opere figurative, il corpo affiora come presenza instabile, mentre nei lavori non figurativi la superficie si articola secondo tre direttrici principali: Materia in emersione, dove il colore costruisce una pelle autonoma; Geografie della superficie, in cui le campiture generano spazi e relazioni; Linee di tensione, dove il segno attraversa e struttura il campo pittorico.
In questa oscillazione tra controllo e perdita, tra aderenza al reale e sua trasformazione, si definisce il nucleo più autentico della sua pratica. L’attenzione al luogo e alla materia non costituisce un limite, ma una base solida da cui la ricerca si espande.
Il lavoro di Paganini si distingue così per chiarezza di direzione e apertura evolutiva: una pratica che, nella varietà dei linguaggi, manifesta una crescente consapevolezza e un significativo potenziale di sviluppo.
Design-Art-Trends - 26 Febbraio 2026
[email protected]
+39 3496571095
instagram: paganini.filippo
Tronco 20200228_163856 -44°02’47.5”N 10°00’55.1”E
La ricerca di Filippo Paganini si sviluppa come un’indagine coerente e in evoluzione sul rapporto tra reale, luogo e materia pittorica. Più che definire uno stile, il suo lavoro costruisce un campo di tensione tra osservazione e trasformazione, in cui la pittura diventa strumento di traduzione del visibile.
Emblematica in questo senso è l’opera Tronco 20200228_163856 -44°02’47.5”N 10°00’55.1”E: non un oggetto rappresentato, ma la trascrizione pittorica di un ritrovamento reale, restituito con precisione iperrealistica e ancorato a coordinate geografiche. Qui l’immagine si configura come documento e memoria situata, punto di contatto tra esperienza, luogo e rappresentazione.
Accanto a questa dimensione analitica, la ricerca si apre a una pittura più libera e processuale, dove la forma emerge e si dissolve nella materia. Nelle opere figurative, il corpo affiora come presenza instabile, mentre nei lavori non figurativi la superficie si articola secondo tre direttrici principali: Materia in emersione, dove il colore costruisce una pelle autonoma; Geografie della superficie, in cui le campiture generano spazi e relazioni; Linee di tensione, dove il segno attraversa e struttura il campo pittorico.
In questa oscillazione tra controllo e perdita, tra aderenza al reale e sua trasformazione, si definisce il nucleo più autentico della sua pratica. L’attenzione al luogo e alla materia non costituisce un limite, ma una base solida da cui la ricerca si espande.
Il lavoro di Paganini si distingue così per chiarezza di direzione e apertura evolutiva: una pratica che, nella varietà dei linguaggi, manifesta una crescente consapevolezza e un significativo potenziale di sviluppo.
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