Museo Archeologico di Pegli. Genova
Tavola di Polcevera. 117 a.C.
Per comprendere la "Tavola di Polcevera" dobbiamo immaginare la Liguria di oltre duemila anni fa, quando Roma stava progressivamente consolidando il proprio controllo sull’Italia settentrionale.
Nel 148 a.C. il console Spurio Postumio Albino fece costruire la Via Postumia, una grande strada romana che partiva da Genova e attraversava l’Italia settentrionale fino ad Aquileia, per un percorso di circa 320 miglia romane.
Non era soltanto una strada. Era uno strumento militare, politico e commerciale che permetteva a Roma di spostare uomini, eserciti e merci e, soprattutto, di collegare territori ancora difficili da controllare. Genova rappresentava lo sbocco sul Mediterraneo occidentale, mentre Aquileia, fondata dai Romani nel 181 a.C., costituiva un fondamentale avamposto verso l’Adriatico settentrionale e le regioni orientali.
La stessa Via Postumia attraversava il territorio della Val Polcevera e compare più volte, come riferimento preciso, nella delimitazione dei confini descritti dalla Tavola. La strada e il documento appartengono quindi allo stesso processo storico: la progressiva organizzazione romana del territorio ligure.
È in questo scenario che, nel 117 a.C., troviamo i Genuates, gli abitanti di Genova, contrapposti ai Viturii Langenses, una comunità ligure della Val Polcevera. La controversia riguardava qualcosa di essenziale per la vita di quelle popolazioni: la terra. Occorreva stabilire dove passassero i confini, quali terreni fossero privati, quali pubblici, chi avesse diritto di coltivarli, di utilizzare i pascoli e i boschi e quali tributi dovessero essere versati.
La questione arrivò all’autorità di Roma. I magistrati Quinto e Marco Minucio Rufo furono incaricati di definire la controversia. La loro decisione, alla presenza anche dei notabili liguri Moco Meticanio e Plauco Pelanio, stabilì con straordinaria precisione diritti, obblighi e confini fra i Genuates e i Viturii Langenses. Quella sentenza venne incisa su una lamina di bronzo: la Sententia Minuciorum, che noi conosciamo come Tavola di Polcevera.
Ed è qui che la grande storia di Roma dopo essere rimasta nascosta per quasi diciassette secoli, la tavola riemerse dalla terra della Val Polcevera. Ritrovata da un contadino nel XVI secolo, passò attraverso diverse vicende prima di essere riconosciuta per il suo eccezionale valore storico.
Oggi è conservata nel Museo di Archeologia Ligure di Pegli, a Genova.
La Tavola di Polcevera è la testimonianza concreta di un territorio che Roma stava trasformando e organizzando: una strada attraversa le montagne, comunità diverse discutono per il possesso della terra, magistrati romani intervengono per stabilire le regole e infine quelle regole vengono affidate al bronzo perché rimangano nel tempo.
Più di duemila anni dopo, quel bronzo è ancora davanti a noi.
Redazione di design-art-trends
[arte da non dimenticare]
Museo Archeologico Pegli. Genova
[email protected]
Tel. 010 05574759
Tavola di Polcevera. 117 a.C.
Per comprendere la "Tavola di Polcevera" dobbiamo immaginare la Liguria di oltre duemila anni fa, quando Roma stava progressivamente consolidando il proprio controllo sull’Italia settentrionale.
Nel 148 a.C. il console Spurio Postumio Albino fece costruire la Via Postumia, una grande strada romana che partiva da Genova e attraversava l’Italia settentrionale fino ad Aquileia, per un percorso di circa 320 miglia romane.
Non era soltanto una strada. Era uno strumento militare, politico e commerciale che permetteva a Roma di spostare uomini, eserciti e merci e, soprattutto, di collegare territori ancora difficili da controllare. Genova rappresentava lo sbocco sul Mediterraneo occidentale, mentre Aquileia, fondata dai Romani nel 181 a.C., costituiva un fondamentale avamposto verso l’Adriatico settentrionale e le regioni orientali.
La stessa Via Postumia attraversava il territorio della Val Polcevera e compare più volte, come riferimento preciso, nella delimitazione dei confini descritti dalla Tavola. La strada e il documento appartengono quindi allo stesso processo storico: la progressiva organizzazione romana del territorio ligure.
È in questo scenario che, nel 117 a.C., troviamo i Genuates, gli abitanti di Genova, contrapposti ai Viturii Langenses, una comunità ligure della Val Polcevera. La controversia riguardava qualcosa di essenziale per la vita di quelle popolazioni: la terra. Occorreva stabilire dove passassero i confini, quali terreni fossero privati, quali pubblici, chi avesse diritto di coltivarli, di utilizzare i pascoli e i boschi e quali tributi dovessero essere versati.
La questione arrivò all’autorità di Roma. I magistrati Quinto e Marco Minucio Rufo furono incaricati di definire la controversia. La loro decisione, alla presenza anche dei notabili liguri Moco Meticanio e Plauco Pelanio, stabilì con straordinaria precisione diritti, obblighi e confini fra i Genuates e i Viturii Langenses. Quella sentenza venne incisa su una lamina di bronzo: la Sententia Minuciorum, che noi conosciamo come Tavola di Polcevera.
Ed è qui che la grande storia di Roma dopo essere rimasta nascosta per quasi diciassette secoli, la tavola riemerse dalla terra della Val Polcevera. Ritrovata da un contadino nel XVI secolo, passò attraverso diverse vicende prima di essere riconosciuta per il suo eccezionale valore storico.
Oggi è conservata nel Museo di Archeologia Ligure di Pegli, a Genova.
La Tavola di Polcevera è la testimonianza concreta di un territorio che Roma stava trasformando e organizzando: una strada attraversa le montagne, comunità diverse discutono per il possesso della terra, magistrati romani intervengono per stabilire le regole e infine quelle regole vengono affidate al bronzo perché rimangano nel tempo.
Più di duemila anni dopo, quel bronzo è ancora davanti a noi.
Redazione di design-art-trends
[arte da non dimenticare]
Museo Archeologico Pegli. Genova
[email protected]
Tel. 010 05574759
| Mappa Genova - Aquileia.pdf |