Odisseo, lo sciamano che naviga nel Mediterraneo
Dal mito antico al cinema di Nolan: perché ogni epoca riscrive l'eroe
L'estate del 2026 ha portato nelle sale cinematografiche l'Odissea di Christopher Nolan, e con essa una tempesta di polemiche. I puristi hanno gridato allo scandalo: armature "troppo moderne", navi che ricordano i drakkar vichinghi invece delle triremi micenee, un Ulisse che sembra più Jason Bourne che l'eroe omerico, una Penelope "protofemminista" che non avrebbe mai potuto esistere nell'età»» del bronzo
Ma c'è un'ironia di fondo in queste critiche: Omero stesso, il "padre" dell'Odissea, non ha inventato nulla. Ha attinto a materiali precedenti, ha riscritto miti più antichi, ha fuso tradizioni orali che circolavano da secoli nel Mediterraneo orientale. L'Odissea che conosciamo è già una riscrittura, un adattamento, una reinterpretazione geniale e estremamente moderna, ancora adesso, ma frutto di un percorso creativo iniziato secoli prima.
E la storia del mito di Odisseo è una storia di riscritture continue: Virgilio lo trasforma in un antenato dei Romani (e in un antagonista di Enea); Dante lo condanna all'Inferno per la sua astuzia, ma allo stesso tempo ne fa il simbolo della "virtute e canoscenza" che spinge l'uomo oltre i limiti; Joyce lo trasporta nella Dublino del Novecento; la mitologia nordica lo avvicina a Odino, il dio vagabondo che cerca conoscenza attraverso la sofferenza
Il mito, per definizione, non muore mai: si trasforma. Ogni epoca riscrive Odisseo a propria immagine, perché Odisseo è l'eroe del viaggio, del ritorno, della conoscenza ottenuta attraverso la prova. E ogni epoca ha bisogno del suo Odisseo.
Nolan ha fatto lo stesso: ha preso un mito di tremila anni fa e lo ha filtrato attraverso lo sguardo del cinema contemporaneo, con i suoi ritmi, le sue ansie, le sue domande. Ha creato un'opera "imperfetta", come molti critici hanno notato, ma anche profondamente moderna: un'odissea del trauma, del reduce di guerra, dell'uomo che non torna mai davvero uguale dai propri viaggi
Forse, in questo, Nolan è più fedele a Omero di quanto i puristi vogliano ammettere. Perché Omero stesso non ha scritto un testo "sacro": ha raccontato una storia che già circolava, che già si trasformava, che già apparteneva a tutti.
C'è un filo invisibile che lega Odisseo, l'eroe greco dall'astuzia infinita, a Gilgamesh, il re di Uruk che cercava l'immortalit๹. Lo stesso filo che unisce il suo viaggio di ritorno a Itaca alle peregrinazioni di Odino, il dio nordico che si impiccò per nove notti per ottenere la conoscenza delle rune. Odisseo non è solo un navigatore: è un viaggiatore tra i mondi, un mediatore tra vivi e morti, un "sciamano" del Mediterraneo antico.
Immaginate due uomini, separati da secoli e mari, ma uniti da un destino simile. Gilgamesh, il re mesopotamico, lascia la sua città per cercare Utanapishtim, l'unico sopravvissuto al diluvio universale, che vive oltre i confini del mondo conosciuto. Odisseo, il re di Itaca, naviga verso l'isola di Circe, la maga che conosce i segreti degli inferi.
Entrambi affrontano un viaggio che li porta ai limiti della terra. Gilgamesh attraversa il monte Mashu, custodito da uomini-scorpione, e discende in un passaggio sotterraneo buio come la notte. Odisseo segue le istruzioni di Circe e raggiunge il limite estremo dell'Oceano, dove il sole non tramonta mai davvero, per compiere la nekyia—il rito di evocazione dei morti⁹.
Entrambi incontrano una figura femminile divina che offre loro una scelta: Gilgamesh incontra Siduri, la taverniera divina che lo invita a godersi la vita mortale invece di cercare l'immortalit๳. Odisseo incontra Circe e Calipso, che gli offrono piacere e immortalit๹. Ma entrambi scelgono il ritorno: Gilgamesh torna a Uruk per costruire mura eterne; Odisseo torna a Itaca per riabbracciare Penelope.
Ora spostiamo lo sguardo verso le terre del Nord. Qui, tra i fiordi e le foreste di querce, un altro viaggiatore cammina con il mantello logoro e il cappello calato sugli occhi: è Odino, il "Padre di Tutti", ma anche il "Vagabondo", il "Signore delle Rune".Come Odisseo, Odino è un re che preferisce l'erranza al trono. Come Odisseo, Odino è famoso per la sua astuzia—ma anche per la sua sofferenza. Si impicca sull'albero Yggdrasil per nove notti, ferito dalla propria lancia, per ottenere la conoscenza delle rune: un'iniziazione sciamanica che lo trasforma in un mediatore tra i mondi⁹.Odisseo, dal canto suo, discende nell'Ade per consultare l'oracolo di Tiresia. Non è una discesa per morire, ma per tornare con una conoscenza che solo i morti possiedono. Entrambi, Odino e Odisseo, sono "re maghi": sovrani che uniscono potere politico e sapienza sacra, capacità di comando e capacità di attraversare i confini tra vita e morte⁹.
Ma cosa rende Odisseo uno "sciamano"? Non è una domanda facile, ma proviamo a rispondere guardando agli episodi più misteriosi del suo viaggio. Quando Odisseo raggiunge il limite dell'Oceano e compie il rito della nekyia, non sta semplicemente "parlando con i morti". Sta compiendo un rito di passaggio tipico dello sciamano: discende nell'aldilà®® (metaforicamente, attraverso un rituale) per ottenere conoscenza, potere, una guida per il futuro. Sacrifica animali, invoca le anime, negozia con Tiresia. È un mediatore tra due mondi. Nel libro XIII, quando Odisseo finalmente torna a Itaca, cade in un sonno così profondo che i Feaci lo depositano sulla spiaggia come se fosse morto. Alcuni studiosi hanno visto in questo episodio un residuo di pratiche sciamaniche: il sonno come trance, come passaggio temporaneo in un altro stato di coscienza⁹.Ma anche l'avventura del Ciclope si presta a interpretazioni che vanno al di là del racconto fantastico. Walter Burkert, uno dei massimi studiosi di religione greca, ha interpretato l'episodio del Ciclope come un residuo di pratiche riturali di "negoziazione con il signore degli animali"⁹. Odisseo si nasconde sotto il vello degli arieti per fuggire dalla grotta di Polifemo: un mascheramento rituale, una trasformazione temporanea che gli permette di attraversare il confine tra prigioniero e libero.
Odisseo, dunque, non è solo un eroe greco. È una figura che dialoga con tradizioni antiche e lontane: l'epopea mesopotamica di Gilgamesh, le saghe nordiche di Odino, le pratiche sciamaniche dell'Asia centrale. Il suo viaggio non è solo geografico: è un viaggio tra i mondi, tra vita e morte, tra umano e divino.
E forse è proprio questo che rende l'Odissea un poema così potente, così universale. Perché Odisseo non è solo un eroe: è un mediatore, uno "sciamano" del Mediterraneo antico e un navigatore di mondi conosciuti e sconosciuti. Il mare è stato da sempre uno scenario di incontro e di comunicazione fra gli uomini, come scriviamo nel nostro ultimo libro, “Storie segrete. Rotte verso oriente”.
In questo modo ci piace dunque interpretare l'eroe omerico: il nostro sguardo vuole sempre andare oltre le singole culture e le singole identità, per dimostrare che gli influssi fra le civiltà risalgono all'alba stessa dell'esistenza umana.
Design-Art-Trends
Alessandro Coscia e Sergio Coppola
Milano 12-08-2026
Nella foto: Ulisse e le Sirene vaso (stamnos) del 480–470 a.C., conservato al British Museum.
La teoria di Francesco Tiboni, archeologo navale
Dal mito antico al cinema di Nolan: perché ogni epoca riscrive l'eroe
L'estate del 2026 ha portato nelle sale cinematografiche l'Odissea di Christopher Nolan, e con essa una tempesta di polemiche. I puristi hanno gridato allo scandalo: armature "troppo moderne", navi che ricordano i drakkar vichinghi invece delle triremi micenee, un Ulisse che sembra più Jason Bourne che l'eroe omerico, una Penelope "protofemminista" che non avrebbe mai potuto esistere nell'età»» del bronzo
Ma c'è un'ironia di fondo in queste critiche: Omero stesso, il "padre" dell'Odissea, non ha inventato nulla. Ha attinto a materiali precedenti, ha riscritto miti più antichi, ha fuso tradizioni orali che circolavano da secoli nel Mediterraneo orientale. L'Odissea che conosciamo è già una riscrittura, un adattamento, una reinterpretazione geniale e estremamente moderna, ancora adesso, ma frutto di un percorso creativo iniziato secoli prima.
E la storia del mito di Odisseo è una storia di riscritture continue: Virgilio lo trasforma in un antenato dei Romani (e in un antagonista di Enea); Dante lo condanna all'Inferno per la sua astuzia, ma allo stesso tempo ne fa il simbolo della "virtute e canoscenza" che spinge l'uomo oltre i limiti; Joyce lo trasporta nella Dublino del Novecento; la mitologia nordica lo avvicina a Odino, il dio vagabondo che cerca conoscenza attraverso la sofferenza
Il mito, per definizione, non muore mai: si trasforma. Ogni epoca riscrive Odisseo a propria immagine, perché Odisseo è l'eroe del viaggio, del ritorno, della conoscenza ottenuta attraverso la prova. E ogni epoca ha bisogno del suo Odisseo.
Nolan ha fatto lo stesso: ha preso un mito di tremila anni fa e lo ha filtrato attraverso lo sguardo del cinema contemporaneo, con i suoi ritmi, le sue ansie, le sue domande. Ha creato un'opera "imperfetta", come molti critici hanno notato, ma anche profondamente moderna: un'odissea del trauma, del reduce di guerra, dell'uomo che non torna mai davvero uguale dai propri viaggi
Forse, in questo, Nolan è più fedele a Omero di quanto i puristi vogliano ammettere. Perché Omero stesso non ha scritto un testo "sacro": ha raccontato una storia che già circolava, che già si trasformava, che già apparteneva a tutti.
C'è un filo invisibile che lega Odisseo, l'eroe greco dall'astuzia infinita, a Gilgamesh, il re di Uruk che cercava l'immortalit๹. Lo stesso filo che unisce il suo viaggio di ritorno a Itaca alle peregrinazioni di Odino, il dio nordico che si impiccò per nove notti per ottenere la conoscenza delle rune. Odisseo non è solo un navigatore: è un viaggiatore tra i mondi, un mediatore tra vivi e morti, un "sciamano" del Mediterraneo antico.
Immaginate due uomini, separati da secoli e mari, ma uniti da un destino simile. Gilgamesh, il re mesopotamico, lascia la sua città per cercare Utanapishtim, l'unico sopravvissuto al diluvio universale, che vive oltre i confini del mondo conosciuto. Odisseo, il re di Itaca, naviga verso l'isola di Circe, la maga che conosce i segreti degli inferi.
Entrambi affrontano un viaggio che li porta ai limiti della terra. Gilgamesh attraversa il monte Mashu, custodito da uomini-scorpione, e discende in un passaggio sotterraneo buio come la notte. Odisseo segue le istruzioni di Circe e raggiunge il limite estremo dell'Oceano, dove il sole non tramonta mai davvero, per compiere la nekyia—il rito di evocazione dei morti⁹.
Entrambi incontrano una figura femminile divina che offre loro una scelta: Gilgamesh incontra Siduri, la taverniera divina che lo invita a godersi la vita mortale invece di cercare l'immortalit๳. Odisseo incontra Circe e Calipso, che gli offrono piacere e immortalit๹. Ma entrambi scelgono il ritorno: Gilgamesh torna a Uruk per costruire mura eterne; Odisseo torna a Itaca per riabbracciare Penelope.
Ora spostiamo lo sguardo verso le terre del Nord. Qui, tra i fiordi e le foreste di querce, un altro viaggiatore cammina con il mantello logoro e il cappello calato sugli occhi: è Odino, il "Padre di Tutti", ma anche il "Vagabondo", il "Signore delle Rune".Come Odisseo, Odino è un re che preferisce l'erranza al trono. Come Odisseo, Odino è famoso per la sua astuzia—ma anche per la sua sofferenza. Si impicca sull'albero Yggdrasil per nove notti, ferito dalla propria lancia, per ottenere la conoscenza delle rune: un'iniziazione sciamanica che lo trasforma in un mediatore tra i mondi⁹.Odisseo, dal canto suo, discende nell'Ade per consultare l'oracolo di Tiresia. Non è una discesa per morire, ma per tornare con una conoscenza che solo i morti possiedono. Entrambi, Odino e Odisseo, sono "re maghi": sovrani che uniscono potere politico e sapienza sacra, capacità di comando e capacità di attraversare i confini tra vita e morte⁹.
Ma cosa rende Odisseo uno "sciamano"? Non è una domanda facile, ma proviamo a rispondere guardando agli episodi più misteriosi del suo viaggio. Quando Odisseo raggiunge il limite dell'Oceano e compie il rito della nekyia, non sta semplicemente "parlando con i morti". Sta compiendo un rito di passaggio tipico dello sciamano: discende nell'aldilà®® (metaforicamente, attraverso un rituale) per ottenere conoscenza, potere, una guida per il futuro. Sacrifica animali, invoca le anime, negozia con Tiresia. È un mediatore tra due mondi. Nel libro XIII, quando Odisseo finalmente torna a Itaca, cade in un sonno così profondo che i Feaci lo depositano sulla spiaggia come se fosse morto. Alcuni studiosi hanno visto in questo episodio un residuo di pratiche sciamaniche: il sonno come trance, come passaggio temporaneo in un altro stato di coscienza⁹.Ma anche l'avventura del Ciclope si presta a interpretazioni che vanno al di là del racconto fantastico. Walter Burkert, uno dei massimi studiosi di religione greca, ha interpretato l'episodio del Ciclope come un residuo di pratiche riturali di "negoziazione con il signore degli animali"⁹. Odisseo si nasconde sotto il vello degli arieti per fuggire dalla grotta di Polifemo: un mascheramento rituale, una trasformazione temporanea che gli permette di attraversare il confine tra prigioniero e libero.
Odisseo, dunque, non è solo un eroe greco. È una figura che dialoga con tradizioni antiche e lontane: l'epopea mesopotamica di Gilgamesh, le saghe nordiche di Odino, le pratiche sciamaniche dell'Asia centrale. Il suo viaggio non è solo geografico: è un viaggio tra i mondi, tra vita e morte, tra umano e divino.
E forse è proprio questo che rende l'Odissea un poema così potente, così universale. Perché Odisseo non è solo un eroe: è un mediatore, uno "sciamano" del Mediterraneo antico e un navigatore di mondi conosciuti e sconosciuti. Il mare è stato da sempre uno scenario di incontro e di comunicazione fra gli uomini, come scriviamo nel nostro ultimo libro, “Storie segrete. Rotte verso oriente”.
In questo modo ci piace dunque interpretare l'eroe omerico: il nostro sguardo vuole sempre andare oltre le singole culture e le singole identità, per dimostrare che gli influssi fra le civiltà risalgono all'alba stessa dell'esistenza umana.
Design-Art-Trends
Alessandro Coscia e Sergio Coppola
Milano 12-08-2026
Nella foto: Ulisse e le Sirene vaso (stamnos) del 480–470 a.C., conservato al British Museum.
La teoria di Francesco Tiboni, archeologo navale
| Odisseo, lo sciamano che naviga nel Mediterraneo.pdf |
| Approfondimento. L'Odissea vista da Nolan.pdf |