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SAMO Acquedotto di Eupalino - Qanat di Palermo - Antro della Sibilla a Cuma
Le culture tra Occidente e Oriente non si sono sviluppate come mondi separati. È uno dei temi che attraversano “Rotte verso Oriente” il libro di Alessandro Coscia e Sergio Coppola: il Mediterraneo, l’Egeo e il Vicino Oriente sono stati per millenni spazi di navigazione, commerci e migrazioni, ma anche vie attraverso le quali sono circolate conoscenze, tecniche e soluzioni costruttive.
​In questa prospettiva acquistano particolare interesse tre strutture molto lontane nel tempo e nello spazio: l’acquedotto di Eupalino nell’isola di Samo, l’Antro della Sibilla a Cuma e i qanat di Palermo. In tutte compare, con tecniche differenti, una copertura o una sezione superiore che richiama la forma elementare del tetto a capanna. Non esistono prove che colleghino direttamente queste costruzioni, ma la somiglianza pone una domanda: siamo di fronte a soluzioni nate indipendentemente oppure alla lontana circolazione di conoscenze tecniche attraverso il Mediterraneo?
I qanat appartengono a una tradizione idraulica antichissima, sviluppatasi soprattutto nel mondo iranico e persiano molto prima della nascita dell’Islam. Permettevano di intercettare le acque sotterranee e condurle per gravità attraverso lunghe gallerie. La cultura islamica ereditò e perfezionò queste conoscenze, contribuendo alla loro diffusione verso il Nord Africa, la penisola iberica e la Sicilia. A Palermo i qanat appartengono a periodi diversi, compresi tra la dominazione islamica e quella normanna, dimostrando come una tecnologia possa sopravvivere anche al mutare dei poteri politici.
Molto più antico è l’acquedotto di Eupalino a Samo, realizzato intorno alla metà del VI secolo a.C. e ricordato da Erodoto nelle Storie. Samo si trova a brevissima distanza dalle coste dell’Asia Minore, al centro di un mondo nel quale Greci, Lidi, Cari, Fenici, Egizi e Persiani erano in continuo contatto. Eupalino, originario di Megara, attraversò la montagna con una galleria di oltre un chilometro per condurre l’acqua della sorgente di Agiades alla città. Il suo sistema era diverso dal qanat persiano, ma in alcuni tratti presenta una copertura di grandi lastre inclinate a doppio spiovente, sorprendentemente simile, almeno nell’aspetto, a quella presente nelle gallerie palermitane.
La cronologia esclude naturalmente un’influenza araba sull’opera greca. È invece più interessante chiedersi se l’ingegneria greca arcaica possa avere conosciuto tecniche provenienti dal più antico mondo orientale. Proprio nel VI secolo a.C. si affermava l’Impero achemenide, mentre i sistemi idraulici sotterranei erano già conosciuti in Iran e nel Vicino Oriente. Non abbiamo alcuna prova che Eupalino abbia derivato da questi la propria tecnica, ma neppure possiamo considerare la Grecia arcaica tecnologicamente isolata.
Erodoto rappresenta simbolicamente questo mondo di relazioni. Nel V secolo a.C. racconta Samo e l’opera di Eupalino, ma descrive anche l’Egitto, Babilonia, la Persia e numerosi popoli del Mediterraneo e del Vicino Oriente. La sua stessa esperienza dimostra quanto uomini, racconti e conoscenze potessero attraversare territori che oggi siamo abituati a considerare appartenenti a civiltà distinte. Se circolavano mercanti, marinai, artigiani e costruttori, è ragionevole supporre che con loro potessero viaggiare anche conoscenze tecniche. È una possibilità, non una dimostrazione.
Anche l’Antro della Sibilla a Cuma introduce un ulteriore elemento di confronto. La sua sezione trapezoidale ricorda una copertura a capanna, sebbene sia ottenuta scavando direttamente il tufo e appartenga probabilmente a un periodo più tardo, tra la fine del IV e il III secolo a.C. La somiglianza è quindi soprattutto formale, come del resto potrebbe esserlo quella tra Samo e Palermo.
Il tetto a capanna è infatti una soluzione strutturale semplice: due superfici inclinate scaricano lateralmente il peso e proteggono efficacemente il vuoto sottostante. Culture differenti possono averla scoperta autonomamente. Tuttavia le tre strutture suggeriscono una riflessione che va oltre la semplice somiglianza. Nel Mediterraneo antico le conoscenze non avevano frontiere rigide. Persia, Vicino Oriente, mondo greco e, molti secoli dopo, cultura islamica furono parti di una storia fatta di scambi, trasformazioni e continuità.
Non possiamo quindi sostenere che esista una linea diretta Persia-Samo-Cuma-Palermo. Sarebbe una conclusione priva di prove. Possiamo però formulare una congettura storicamente plausibile: alcune conoscenze dell’ingegneria sotterranea potrebbero avere viaggiato insieme agli uomini lungo quelle stesse rotte che collegavano Oriente e Occidente. Le tre coperture a capanna diventano così non la prova di una derivazione, ma un indizio visivo affascinante di un fenomeno molto più vasto: la circolazione delle conoscenze attraverso il Mediterraneo, uno dei grandi temi di Rotte verso Oriente.
Nell'all. da sinistra: l'Acquedotto di Eupalino a Samo - il Qanat di Palermo - l'Antro della Sibilla di Cuma
26-08-2026 Design-Art-Trends

Samo, Acquedotto di Eupalino - Qanat di Palermo - Antro della Sibilla a Cuma.pdf
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