Great Tomb Al Hili
Parco Archeologico
Abu Dhabi. Dubai. Emirati Arabi
Il villaggio archeologico di Al Hili, situato a circa 12 chilometri dalla città di Al Ain, è uno dei siti più importanti della penisola arabica per lo studio delle civiltà del III millennio a.C.. Gli scavi condotti nell’area hanno portato alla luce insediamenti, tombe monumentali e testimonianze che raccontano la vita delle comunità che abitavano queste regioni desertiche migliaia di anni fa. Tra le strutture più significative del sito spicca la Great Tomb di Al Hili, la più grande tomba in pietra rinvenuta nell’area. Comunemente chiamata Great Hili Tomb, presenta una struttura circolare con un diametro di circa 8 metri e un’altezza di 2,5 metri. La sua costruzione risale al periodo della cultura di Umm Al Nar (2700–2000 a.C.), una delle fasi più rilevanti della preistoria degli Emirati Arabi.
I bassorilievi e il simbolo dell'orice.
Particolarmente suggestivi sono i due ingressi della tomba, decorati con altorilievi raffiguranti figure umane e antilopi orici. L’orice, riconoscibile dalle lunghe corna a scimitarra, è un animale tipico delle regioni desertiche della penisola arabica. Nelle culture antiche veniva spesso associato a valori simbolici e sacri, tanto da comparire anche nell’iconografia dell’antico Egitto. Ciò che rende queste raffigurazioni ancora più affascinanti è il confronto con un reperto molto più antico proveniente dalla Mesopotamia.
Il sorprendente parallelismo con Samarra.
Un piatto ceramico appartenente alla cultura di Samarra, nell’attuale Iraq, datato tra il 6200 e il 5700 a.C., presenta infatti la stessa figura stilizzata dell’orice. Questo reperto è oggi conservato al Museo del Louvre di Parigi, nel Dipartimento delle Antichità Orientali, mentre altri manufatti simili si trovano nel Museo Nazionale Archeologico di Teheran.
Il confronto tra queste immagini apre una questione affascinante per gli studiosi.
Tra Al Hili, negli Emirati Arabi Uniti, e Samarra, in Mesopotamia, esiste una distanza di oltre 3000 chilometri. In epoche remote, prive di infrastrutture e di percorsi definiti, una simile distanza rappresentava un viaggio complesso e ricco di difficoltà.
Un enigma archeologico
Da questa osservazione nasce la domanda che ha guidato gli studi dell’archeologo Alessandro Coscia e del ricercatore di storia antica Sergio Coppola: come spiegare queste sorprendenti affinità iconografiche tra territori così lontani? Quali contatti, scambi o migrazioni possono aver collegato civiltà separate da migliaia di chilometri?
L’indagine ha portato ad approfondire il tema delle antiche rotte di movimento dei popoli, lungo percorsi che in epoche remote collegavano il Mediterraneo, il Mare Arabico e, attraverso vie terrestri e marittime, fino alle regioni dell’Estremo Oriente.
Storie Segrete. Rotte verso Oriente
Da questa ricerca nasce il libro “Storie Segrete. Rotte verso Oriente”, che esplora le possibili connessioni tra civiltà lontane nello spazio e nel tempo. Non a caso, la copertina del volume riproduce proprio il disegno degli orici tratto dal celebre piatto della cultura di Samarra, simbolo di quell’enigma storico che ha dato origine all’indagine.
Il tema delle rotte antiche e dei contatti tra popoli continua ancora oggi ad affascinare archeologi e storici, perché suggerisce che idee, simboli e culture abbiano viaggiato attraverso continenti e deserti molto prima della nascita delle grandi civiltà storiche.
Parco Archeologico
Abu Dhabi. Dubai. Emirati Arabi
Il villaggio archeologico di Al Hili, situato a circa 12 chilometri dalla città di Al Ain, è uno dei siti più importanti della penisola arabica per lo studio delle civiltà del III millennio a.C.. Gli scavi condotti nell’area hanno portato alla luce insediamenti, tombe monumentali e testimonianze che raccontano la vita delle comunità che abitavano queste regioni desertiche migliaia di anni fa. Tra le strutture più significative del sito spicca la Great Tomb di Al Hili, la più grande tomba in pietra rinvenuta nell’area. Comunemente chiamata Great Hili Tomb, presenta una struttura circolare con un diametro di circa 8 metri e un’altezza di 2,5 metri. La sua costruzione risale al periodo della cultura di Umm Al Nar (2700–2000 a.C.), una delle fasi più rilevanti della preistoria degli Emirati Arabi.
I bassorilievi e il simbolo dell'orice.
Particolarmente suggestivi sono i due ingressi della tomba, decorati con altorilievi raffiguranti figure umane e antilopi orici. L’orice, riconoscibile dalle lunghe corna a scimitarra, è un animale tipico delle regioni desertiche della penisola arabica. Nelle culture antiche veniva spesso associato a valori simbolici e sacri, tanto da comparire anche nell’iconografia dell’antico Egitto. Ciò che rende queste raffigurazioni ancora più affascinanti è il confronto con un reperto molto più antico proveniente dalla Mesopotamia.
Il sorprendente parallelismo con Samarra.
Un piatto ceramico appartenente alla cultura di Samarra, nell’attuale Iraq, datato tra il 6200 e il 5700 a.C., presenta infatti la stessa figura stilizzata dell’orice. Questo reperto è oggi conservato al Museo del Louvre di Parigi, nel Dipartimento delle Antichità Orientali, mentre altri manufatti simili si trovano nel Museo Nazionale Archeologico di Teheran.
Il confronto tra queste immagini apre una questione affascinante per gli studiosi.
Tra Al Hili, negli Emirati Arabi Uniti, e Samarra, in Mesopotamia, esiste una distanza di oltre 3000 chilometri. In epoche remote, prive di infrastrutture e di percorsi definiti, una simile distanza rappresentava un viaggio complesso e ricco di difficoltà.
Un enigma archeologico
Da questa osservazione nasce la domanda che ha guidato gli studi dell’archeologo Alessandro Coscia e del ricercatore di storia antica Sergio Coppola: come spiegare queste sorprendenti affinità iconografiche tra territori così lontani? Quali contatti, scambi o migrazioni possono aver collegato civiltà separate da migliaia di chilometri?
L’indagine ha portato ad approfondire il tema delle antiche rotte di movimento dei popoli, lungo percorsi che in epoche remote collegavano il Mediterraneo, il Mare Arabico e, attraverso vie terrestri e marittime, fino alle regioni dell’Estremo Oriente.
Storie Segrete. Rotte verso Oriente
Da questa ricerca nasce il libro “Storie Segrete. Rotte verso Oriente”, che esplora le possibili connessioni tra civiltà lontane nello spazio e nel tempo. Non a caso, la copertina del volume riproduce proprio il disegno degli orici tratto dal celebre piatto della cultura di Samarra, simbolo di quell’enigma storico che ha dato origine all’indagine.
Il tema delle rotte antiche e dei contatti tra popoli continua ancora oggi ad affascinare archeologi e storici, perché suggerisce che idee, simboli e culture abbiano viaggiato attraverso continenti e deserti molto prima della nascita delle grandi civiltà storiche.
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