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Il Duomo di Milano: una grandezza voluta, una storia travagliata
Chi osserva il Duomo di Milano oggi vede una delle cattedrali più straordinarie del mondo, simbolo indiscusso di una importante metropoli internazionale. Sono pochi a conoscere la complessità della sua storia, i travagli progettuali, le difficoltà nel definire una forma conclusiva. Il Duomo non è soltanto un capolavoro architettonico: è la testimonianza concreta di una volontà collettiva di grandezza che ha impiegato secoli per trovare compimento. Non bastavano i soldi per costruire qualcosa di veramente grande. Serviva una visione. E quella visione è emersa lentamente, attraverso tentativi, errori e decisioni imposte, fino a trasformare un’idea ambiziosa in una realtà che ancora oggi domina Milano.
Eppure tutto ebbe inizio nel 1386, quando si decise di costruire una cattedrale che fosse più grande di tutte le altre. Per far posto a questa impresa vennero demolite le antiche chiese di Santa Maria Maggiore e Santa Tecla, cancellando il passato per lasciare spazio a un progetto ancora tutto da definire. Milano si mobilitò completamente: nobili, istituzioni, popolo e perfino le fasce più umili contribuirono con offerte e donazioni. Ma, nonostante questo enorme sforzo collettivo, il problema non era il denaro. Il problema era capire come realizzare davvero quell’idea di grandezza.
Il Duomo doveva essere grande, grandissimo. Questa era l’unica certezza. Ma nei secoli si susseguirono architetti, ingegneri e maestranze, ognuno con una visione diversa. I progetti cambiavano, le decisioni venivano riviste, e ciò che veniva costruito non sempre corrispondeva a un disegno definitivo. La struttura cresceva, si ampliava, si arricchiva, mentre la facciata rimaneva incompiuta, come sospesa nel tempo. Il cantiere non si fermava mai, ma la conclusione sembrava sempre rimandata. A gestire questa impresa vi era la Veneranda Fabbrica del Duomo, un’organizzazione stabile che amministrava i fondi e coordinava i lavori. Gli uomini lavoravano, venivano stipendiati, le attività proseguivano senza interruzione. Non mancavano né le risorse né la capacità tecnica. Ciò che mancava era una direzione definitiva, una scelta finale che chiudesse secoli di incertezze.
La svolta arrivò solo all’inizio dell’Ottocento, quando Napoleone Bonaparte impose il completamento della facciata in occasione della sua incoronazione nel 1805. Fu un intervento risolutivo, dopo secoli di discussioni, qualcuno prese una decisione.
Il Duomo, tuttavia, continuò a essere completato e rifinito ancora a lungo, fino a raggiungere la conclusione dei lavori nel 1906. Quello che oggi appare come un monumento armonioso e grandioso è in realtà il risultato di oltre sei secoli di lavoro, di ripensamenti e di compromessi.
E proprio per questo il Duomo di Milano non è soltanto una cattedrale. È la dimostrazione concreta che la grandezza non nasce solo dalle risorse, ma dalla capacità, spesso tardiva e faticosa, di trasformare un’idea in una forma compiuta.
Sergio Coppola 2014. Agg. 2026 

BLOG- di Attilia Lanza e Marilea Somarè.

Una curiosità: alle spalle del Duomo il palazzo della Veneranda Fabbrica del Duomo con un grande orologio posto in alto, incorpora una chiesa ottagonale con accesso nascosto da una cancellata posta al centro del fabbricato. La chiesa si chiama S. Maria Annunciata al Camposanto e risale al 1395, costruita all'interno dell'antico cimitero posto a ridosso dell'abside del Duomo. Tra il 1500 ed il 1600 cessato l’utilizzo del cimitero, gli spazi vengono posti a servizio del cantiere della Fabbrica e la chiesa diventa la cappella degli operai. Nel 1616 la chiesa viene ricostruita per volere dell’ arcivescovo Federico Borromeo e progetto dell'architetto Aurelio Trezzi e nel 1846 viene inglobata nella costruzione del palazzo della Fabbrica del Duomo di Milano.

Duomo di Milano nel 1735.pdf
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Duomo di Milano ©2026 design-art-trends.pdf
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