Oratorio di Guido della Gherardesca
Bolgheri (Castegneto Carducci)
Lungo la storica via Aurelia, proprio all’inizio del celebre Viale dei Cipressi che conduce a Bolgheri, sorge un piccolo edificio sacro che sembra custodire il silenzio e la memoria di questa terra: l’Oratorio di San Guido. La sua presenza discreta ma suggestiva accoglie il visitatore all’ingresso di un paesaggio divenuto iconico, dove natura, storia e cultura del vino si intrecciano in modo indissolubile. L’oratorio, costruito nel 1703 per onorare il beato Guido della Gherardesca — eremita venerato dal Martirologio Romano — si presenta con una elegante pianta ottagonale e una facciata in pietra arenaria.
L’Oratorio di San Guido non è soltanto un segno di devozione, ma anche una sorta di porta simbolica che introduce al territorio di Bolgheri: una terra dove il paesaggio, la storia e la spiritualità fanno da cornice alla nascita di alcuni dei vini più prestigiosi della Toscana. La nobile famiglia della Gherardesca ha scritto la storia di quel tratto di Maremma livornese, tra i cipressi di Bolgheri e il borgo di Castagneto dove troneggia l’antico castello del casato.
La famiglia discende da un re longobardo ed ha continuato a scrivere capitoli di storia nella regione. Dante Alighieri, scrisse nella sua Commedia di Ugolino della Gherardesca posizionandolo nel 33° canto dell’inferno dove è a tutti noto per il «fiero pasto».
La famiglia ha modellato il territorio: Alberto della Gherardesca creò il viale di Bolgheri e il nonno Walfredo piantò 700.000 pini. Per non parlare delle bonifiche volute dalla famiglia sul territorio per dare spazio a terreni agricoli per i vitigni divenuti famosi nel mondo. La coltivazione della vite in Toscana e soprattutto nel territorio della zona di Bolgheri ha origini antichissime, testimonianze della sua presenza si riscontrano già con gli Etruschi e poi con i Romani. Il territorio in cui oggi crescono la maggior parte dei vigneti si sviluppò nel 1600 grazie ai Conti della Gherardesca che decisero di piantare i primi vigneti pianeggianti nelle zone di San Guido e di Belvedere. Ma come è nata la DOC Bolgheri? A rivoluzionare la storia di questo territorio fu il marchese Mario Incisa della Rocchetta, piemontese da un lato e romano dall’altro, che si trasferì in Toscana avendo sposato la Contessa Clarice della Gherardesca nel 1930. Mario Incisa impiantò dei vitigni di Cabernet Sauvignon dal 1942 al 1944 a Castiglioncello di Bolgheri, in una zona protetta ma vicino al mare. Il vino ottenuto rimase di consumo della famiglia fino alla fine degli anni ’60. Solo nel 1972 vide la luce il primo Sassicaia, della vendemmia 1968 che il famoso enologo Gino Veronelli contribuì a far conoscere al mercato italiano ed internazionale. Il Sassicaia nel 1978 sbaragliò tutti gli altri Cabernet italiani e con l’annata 1985 fu consacrato tra i migliori vini del mondo.
3 Aprile 2023
Fotografia: 2023 Design-art-trends [Arte da non dimenticare]
Bolgheri (Castegneto Carducci)
Lungo la storica via Aurelia, proprio all’inizio del celebre Viale dei Cipressi che conduce a Bolgheri, sorge un piccolo edificio sacro che sembra custodire il silenzio e la memoria di questa terra: l’Oratorio di San Guido. La sua presenza discreta ma suggestiva accoglie il visitatore all’ingresso di un paesaggio divenuto iconico, dove natura, storia e cultura del vino si intrecciano in modo indissolubile. L’oratorio, costruito nel 1703 per onorare il beato Guido della Gherardesca — eremita venerato dal Martirologio Romano — si presenta con una elegante pianta ottagonale e una facciata in pietra arenaria.
L’Oratorio di San Guido non è soltanto un segno di devozione, ma anche una sorta di porta simbolica che introduce al territorio di Bolgheri: una terra dove il paesaggio, la storia e la spiritualità fanno da cornice alla nascita di alcuni dei vini più prestigiosi della Toscana. La nobile famiglia della Gherardesca ha scritto la storia di quel tratto di Maremma livornese, tra i cipressi di Bolgheri e il borgo di Castagneto dove troneggia l’antico castello del casato.
La famiglia discende da un re longobardo ed ha continuato a scrivere capitoli di storia nella regione. Dante Alighieri, scrisse nella sua Commedia di Ugolino della Gherardesca posizionandolo nel 33° canto dell’inferno dove è a tutti noto per il «fiero pasto».
La famiglia ha modellato il territorio: Alberto della Gherardesca creò il viale di Bolgheri e il nonno Walfredo piantò 700.000 pini. Per non parlare delle bonifiche volute dalla famiglia sul territorio per dare spazio a terreni agricoli per i vitigni divenuti famosi nel mondo. La coltivazione della vite in Toscana e soprattutto nel territorio della zona di Bolgheri ha origini antichissime, testimonianze della sua presenza si riscontrano già con gli Etruschi e poi con i Romani. Il territorio in cui oggi crescono la maggior parte dei vigneti si sviluppò nel 1600 grazie ai Conti della Gherardesca che decisero di piantare i primi vigneti pianeggianti nelle zone di San Guido e di Belvedere. Ma come è nata la DOC Bolgheri? A rivoluzionare la storia di questo territorio fu il marchese Mario Incisa della Rocchetta, piemontese da un lato e romano dall’altro, che si trasferì in Toscana avendo sposato la Contessa Clarice della Gherardesca nel 1930. Mario Incisa impiantò dei vitigni di Cabernet Sauvignon dal 1942 al 1944 a Castiglioncello di Bolgheri, in una zona protetta ma vicino al mare. Il vino ottenuto rimase di consumo della famiglia fino alla fine degli anni ’60. Solo nel 1972 vide la luce il primo Sassicaia, della vendemmia 1968 che il famoso enologo Gino Veronelli contribuì a far conoscere al mercato italiano ed internazionale. Il Sassicaia nel 1978 sbaragliò tutti gli altri Cabernet italiani e con l’annata 1985 fu consacrato tra i migliori vini del mondo.
3 Aprile 2023
Fotografia: 2023 Design-art-trends [Arte da non dimenticare]
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