NOVO ET ACCURATO DISEGNO DELLA GRAN CITTÀ DI MILANO
Anonimo del 1730 circa
"Nomi delle Chiese Monasterij Hospitali
Luoghi Py et Insigni che sono in detta Citta
Folio a fuoi numeri per ritrouare qualsiuoglia
luogo incominciando a P. Romana unsa mezzo Giorno".
Interessante vedere come nella Milano del 1730, in questa carta di anonimo artista, fossero presenti nella città così tante chiese, confraternite, collegi, scuole, ospedali per orfani, conventi, parrocchie, collegiate, parrocchie per donne convertite, prigioni ed altro ancora.
Nell'allegato il file con l'intera trascrizione dei luoghi presenti in questa mappa storica.
Una descizione su come è nata la Milano contemporanea:
La struttura urbana di Milano si consolidò nel Medioevo attorno a una fitta rete di chiese, monasteri e istituzioni religiose, trasformando progressivamente l’antico impianto romano in una sorta di “città abbaziale”. La crescita della città fu inoltre condizionata dalle successive cerchie murarie — romana (III-IV secolo), comunale (XII secolo) e spagnola (XVI secolo) — che ne limitarono l’espansione fino all’età moderna, favorendo una forte densificazione e una continua stratificazione edilizia, con nuovi edifici costruiti sopra o accanto a strutture preesistenti.
La mappa del Catasto Teresiano (1751) documenta questa struttura urbana: la carta elenca e localizza oltre 250 edifici religiosi, ospedali e luoghi pii presenti in città. Come indicato nella legenda (“Nomi delle Chiese, Monasterij, Hospitali, Luoghi Pii et Insigni…”), i luoghi sono numerati per facilitarne l’individuazione all’interno della pianta, partendo da Porta Romana e procedendo verso mezzogiorno.
Nell’area di Porta Orientale (oggi asse di Corso Vittorio Emanuele II) sorgeva il Convento dei Serviti, fondato dopo l’arrivo a Milano dei Servi di Maria tra il 1262 e il 1293 e trasferito entro le mura nel 1317. Il complesso religioso fu demolito nel 1847 durante le trasformazioni urbanistiche ottocentesche; al suo posto venne costruita l’attuale Chiesa di San Carlo al Corso.
A partire dal XVIII secolo l’amministrazione asburgica promosse una profonda modernizzazione della città. Maria Teresa d’Austria avviò una politica di rinnovamento urbano che comportò anche la demolizione di alcuni edifici medievali e religiosi (tra cui la chiesa di Santa Maria alla Scala) per fare spazio a nuovi edifici civili e monumentali. Questo processo, noto come stagione della “Milano dei Lumi”, mirava a conferire alla città un volto moderno e razionale, degno di una capitale europea.
L’architetto Giuseppe Piermarini, nominato Imperial Regio Architetto nel 1779, fu il principale interprete di questa trasformazione, introducendo un linguaggio neoclassico che avrebbe caratterizzato molti interventi nel centro cittadino, tra cui il Teatro alla Scala (1778).
Nel periodo successivo all’Unità d’Italia, Luca Beltrami contribuì alla definizione dell’aspetto monumentale dell’area di Piazza della Scala (tra il 1858 e il 1920), progettando Palazzo Beltrami e la nuova facciata di Palazzo Marino, con l’obiettivo di creare una scenografia urbana coerente.
Nel XIX secolo la città avviò ulteriori interventi di modernizzazione, come la costruzione della Galleria Vittorio Emanuele II (1865-1877) e il Piano Beruto (1889), primo piano regolatore di Milano. Nel XX secolo, dopo le distruzioni della Seconda guerra mondiale (che colpirono oltre il 30% del patrimonio edilizio), la ricostruzione fu guidata da architetti come BBPR, Luigi Caccia Dominioni e Ignazio Gardella, che cercarono di integrare linguaggi moderni con la memoria storica della città. Questo approccio, spesso definito Neo-Liberty o legato al concetto di “preesistenze ambientali”, contribuì a definire il carattere sobrio ed elegante della Milano contemporanea.
Anonimo del 1730 circa
"Nomi delle Chiese Monasterij Hospitali
Luoghi Py et Insigni che sono in detta Citta
Folio a fuoi numeri per ritrouare qualsiuoglia
luogo incominciando a P. Romana unsa mezzo Giorno".
Interessante vedere come nella Milano del 1730, in questa carta di anonimo artista, fossero presenti nella città così tante chiese, confraternite, collegi, scuole, ospedali per orfani, conventi, parrocchie, collegiate, parrocchie per donne convertite, prigioni ed altro ancora.
Nell'allegato il file con l'intera trascrizione dei luoghi presenti in questa mappa storica.
Una descizione su come è nata la Milano contemporanea:
La struttura urbana di Milano si consolidò nel Medioevo attorno a una fitta rete di chiese, monasteri e istituzioni religiose, trasformando progressivamente l’antico impianto romano in una sorta di “città abbaziale”. La crescita della città fu inoltre condizionata dalle successive cerchie murarie — romana (III-IV secolo), comunale (XII secolo) e spagnola (XVI secolo) — che ne limitarono l’espansione fino all’età moderna, favorendo una forte densificazione e una continua stratificazione edilizia, con nuovi edifici costruiti sopra o accanto a strutture preesistenti.
La mappa del Catasto Teresiano (1751) documenta questa struttura urbana: la carta elenca e localizza oltre 250 edifici religiosi, ospedali e luoghi pii presenti in città. Come indicato nella legenda (“Nomi delle Chiese, Monasterij, Hospitali, Luoghi Pii et Insigni…”), i luoghi sono numerati per facilitarne l’individuazione all’interno della pianta, partendo da Porta Romana e procedendo verso mezzogiorno.
Nell’area di Porta Orientale (oggi asse di Corso Vittorio Emanuele II) sorgeva il Convento dei Serviti, fondato dopo l’arrivo a Milano dei Servi di Maria tra il 1262 e il 1293 e trasferito entro le mura nel 1317. Il complesso religioso fu demolito nel 1847 durante le trasformazioni urbanistiche ottocentesche; al suo posto venne costruita l’attuale Chiesa di San Carlo al Corso.
A partire dal XVIII secolo l’amministrazione asburgica promosse una profonda modernizzazione della città. Maria Teresa d’Austria avviò una politica di rinnovamento urbano che comportò anche la demolizione di alcuni edifici medievali e religiosi (tra cui la chiesa di Santa Maria alla Scala) per fare spazio a nuovi edifici civili e monumentali. Questo processo, noto come stagione della “Milano dei Lumi”, mirava a conferire alla città un volto moderno e razionale, degno di una capitale europea.
L’architetto Giuseppe Piermarini, nominato Imperial Regio Architetto nel 1779, fu il principale interprete di questa trasformazione, introducendo un linguaggio neoclassico che avrebbe caratterizzato molti interventi nel centro cittadino, tra cui il Teatro alla Scala (1778).
Nel periodo successivo all’Unità d’Italia, Luca Beltrami contribuì alla definizione dell’aspetto monumentale dell’area di Piazza della Scala (tra il 1858 e il 1920), progettando Palazzo Beltrami e la nuova facciata di Palazzo Marino, con l’obiettivo di creare una scenografia urbana coerente.
Nel XIX secolo la città avviò ulteriori interventi di modernizzazione, come la costruzione della Galleria Vittorio Emanuele II (1865-1877) e il Piano Beruto (1889), primo piano regolatore di Milano. Nel XX secolo, dopo le distruzioni della Seconda guerra mondiale (che colpirono oltre il 30% del patrimonio edilizio), la ricostruzione fu guidata da architetti come BBPR, Luigi Caccia Dominioni e Ignazio Gardella, che cercarono di integrare linguaggi moderni con la memoria storica della città. Questo approccio, spesso definito Neo-Liberty o legato al concetto di “preesistenze ambientali”, contribuì a definire il carattere sobrio ed elegante della Milano contemporanea.
| Milano di anonimo del 1730 - Elenco completo 4 pagine .pdf |
| DISEGNO della gran città di Milano di anonimo del 1730 circa.pdf |