VITA SULLA TERRA
di Lucio Coppola
Il mondo oggi ha quasi 8 miliardi di persone. Mai così tante nei secoli e millenni passati. Le ragioni che hanno messo la terra su questa traiettoria evolutiva sono parecchie, Cerchiamo di valutare le più importanti:
- L’uomo è l’animale che è riuscito a potenziare enormemente la sua capacità di comunicazione, interazione e cooperazione che ha portato ad una enorme crescita della scienza e delle tecnologie.
- L’unica formula economica che sta avendo successo è quella di mercato basata sulla libera contrattazione dei prezzi. Questa economia può sopravvivere solo con una continua crescita che viene sostenuta dalle tecnologie sempre più evolute.
- Lo sforzo produttivo, spinto dalle esigenze economiche e dal progresso scientifico, ci ha portato a depredare tutte le risorse disponibili sulla terra.
- L’utilizzo sfrenato delle risorse non rigenerabili impoverisce e destabilizza la terra. Quindi non sarà sostenibile per un tempo indefinito Quindi il tasso di crescita demografica del mondo, attualmente molto marcato in Africa, positivo in tutto il mondo ad eccezione dell’Europa che è in leggera decrescita, non potrà essere sostenuto nel tempo.
Se non interveniamo scientemente a livello mondiale e lasciamo procedere la natura, la vita sulla terra comincerà a degradare più o meno rapidamente per effetto di cambi climatici, epidemie, guerre fino a che si genererà un equilibrio più stabile.
È difficile prevedere se il degrado sarà soffice o esplosivo.
La mente umana, potenziata anche dall’intelligenza artificiale, può pensare ad una evoluzione guidata della vita sulla terra che sia meno dolorosa per l’umanità.
Questo implica:
- Far crescere ulteriormente la capacità di comunicazione, insegnamento, cooperazione fra gli umani che possa convincere l’umanità a convergere le proprie attività in un modo che possiamo definire etico.
- Progettare ed attuare una formula economica che non richieda più una crescita senza pausa dell’economia.
- L’utilizzare unicamente le risorse rigenerabili dalla terra A queste necessità si deve aggiunge, io credo:
uno sforzo teso ad equilibrare la distanza economica fra ricchi e poveri, allo scopo di ridurre le tensioni sociali e quindi le guerre.
Riuscirà l’umanità a cambiare la traiettoria del suo futuro oppure la natura avrà il sopravvento e ristabilirà con la sua forza un nuovo equilibrio?
Dipende tutto dalla nostra capacità a breve termine di mantenere equilibrio fra le necessità produttive e quelle della difesa dell’ambiente, ma il successo arriverà soltanto se nel frattempo verranno trovate più evolute regole economiche e sociali.
26-05-2020. Mirta Bonvicini scrive:
Vorrei condividere con voi il link di un film girato da National Geographic con una mia piccola riflessione in merito. L'appello è quello che, oggi più che mai, sono le nostre scelte individuali ad essere fondamentali per il futuro di tutta l'umanità. Alla luce del periodo storico che stiamo vivendo, è emerso, in maniera ancora più evidente, quanto l'individuo con le sue scelte influenzi la vita, non solo della sua comunità, ma anche della sua nazione e del mondo. Una reazione a catena scatenata dalle nostre scelte e azioni individuali che hanno conseguenze tangibili e reali anche sugli altri. Buona visione: Punto di non ritorno
21-11-2022. Sergio Coppola scrive:Dal gennaio 1972, anno di pubblicazione del rapporto del System Dynamics Group del MIT, sono passati oltre cinquant’anni. Eppure, nonostante gli allarmi lanciati allora, le dinamiche descritte non solo non si sono arrestate, ma in molti casi si sono intensificate. La crescita della popolazione ha portato a un aumento significativo dei consumi: plastica, traffico automobilistico, utilizzo di sostanze chimiche dannose e deforestazione su larga scala. I segnali del deterioramento ambientale sono oggi evidenti ovunque: eventi climatici estremi, ecosistemi compromessi, ghiacciai in ritirata. Eppure, i modelli produttivi restano in gran parte invariati. I combustibili fossili continuano a rappresentare un pilastro economico e politico. La plastica invade gli oceani e, sotto forma di micro-particelle, è ormai presente anche negli organismi più profondi. Le alternative tecnologiche esistono, ma la loro diffusione è lenta e spesso subordinata a logiche economiche e geopolitiche. Le politiche di transizione risultano frammentate e insufficienti, mentre le grandi potenze esitano ad assumere impegni vincolanti, anche per l’impatto sui propri equilibri economici. “I limiti dello sviluppo” resta quindi un riferimento ancora attuale. Non offre soluzioni semplici, ma richiama a una consapevolezza: il cambiamento richiede responsabilità diffuse e scelte anche difficili. Una riflessione si impone: mentre le criticità globali aumentano, negli stessi anni si sono concentrate ricchezze straordinarie in poche mani, alimentate proprio dai modelli economici che oggi mostrano i loro limiti.
di Lucio Coppola
Il mondo oggi ha quasi 8 miliardi di persone. Mai così tante nei secoli e millenni passati. Le ragioni che hanno messo la terra su questa traiettoria evolutiva sono parecchie, Cerchiamo di valutare le più importanti:
- L’uomo è l’animale che è riuscito a potenziare enormemente la sua capacità di comunicazione, interazione e cooperazione che ha portato ad una enorme crescita della scienza e delle tecnologie.
- L’unica formula economica che sta avendo successo è quella di mercato basata sulla libera contrattazione dei prezzi. Questa economia può sopravvivere solo con una continua crescita che viene sostenuta dalle tecnologie sempre più evolute.
- Lo sforzo produttivo, spinto dalle esigenze economiche e dal progresso scientifico, ci ha portato a depredare tutte le risorse disponibili sulla terra.
- L’utilizzo sfrenato delle risorse non rigenerabili impoverisce e destabilizza la terra. Quindi non sarà sostenibile per un tempo indefinito Quindi il tasso di crescita demografica del mondo, attualmente molto marcato in Africa, positivo in tutto il mondo ad eccezione dell’Europa che è in leggera decrescita, non potrà essere sostenuto nel tempo.
Se non interveniamo scientemente a livello mondiale e lasciamo procedere la natura, la vita sulla terra comincerà a degradare più o meno rapidamente per effetto di cambi climatici, epidemie, guerre fino a che si genererà un equilibrio più stabile.
È difficile prevedere se il degrado sarà soffice o esplosivo.
La mente umana, potenziata anche dall’intelligenza artificiale, può pensare ad una evoluzione guidata della vita sulla terra che sia meno dolorosa per l’umanità.
Questo implica:
- Far crescere ulteriormente la capacità di comunicazione, insegnamento, cooperazione fra gli umani che possa convincere l’umanità a convergere le proprie attività in un modo che possiamo definire etico.
- Progettare ed attuare una formula economica che non richieda più una crescita senza pausa dell’economia.
- L’utilizzare unicamente le risorse rigenerabili dalla terra A queste necessità si deve aggiunge, io credo:
uno sforzo teso ad equilibrare la distanza economica fra ricchi e poveri, allo scopo di ridurre le tensioni sociali e quindi le guerre.
Riuscirà l’umanità a cambiare la traiettoria del suo futuro oppure la natura avrà il sopravvento e ristabilirà con la sua forza un nuovo equilibrio?
Dipende tutto dalla nostra capacità a breve termine di mantenere equilibrio fra le necessità produttive e quelle della difesa dell’ambiente, ma il successo arriverà soltanto se nel frattempo verranno trovate più evolute regole economiche e sociali.
26-05-2020. Mirta Bonvicini scrive:
Vorrei condividere con voi il link di un film girato da National Geographic con una mia piccola riflessione in merito. L'appello è quello che, oggi più che mai, sono le nostre scelte individuali ad essere fondamentali per il futuro di tutta l'umanità. Alla luce del periodo storico che stiamo vivendo, è emerso, in maniera ancora più evidente, quanto l'individuo con le sue scelte influenzi la vita, non solo della sua comunità, ma anche della sua nazione e del mondo. Una reazione a catena scatenata dalle nostre scelte e azioni individuali che hanno conseguenze tangibili e reali anche sugli altri. Buona visione: Punto di non ritorno
21-11-2022. Sergio Coppola scrive:Dal gennaio 1972, anno di pubblicazione del rapporto del System Dynamics Group del MIT, sono passati oltre cinquant’anni. Eppure, nonostante gli allarmi lanciati allora, le dinamiche descritte non solo non si sono arrestate, ma in molti casi si sono intensificate. La crescita della popolazione ha portato a un aumento significativo dei consumi: plastica, traffico automobilistico, utilizzo di sostanze chimiche dannose e deforestazione su larga scala. I segnali del deterioramento ambientale sono oggi evidenti ovunque: eventi climatici estremi, ecosistemi compromessi, ghiacciai in ritirata. Eppure, i modelli produttivi restano in gran parte invariati. I combustibili fossili continuano a rappresentare un pilastro economico e politico. La plastica invade gli oceani e, sotto forma di micro-particelle, è ormai presente anche negli organismi più profondi. Le alternative tecnologiche esistono, ma la loro diffusione è lenta e spesso subordinata a logiche economiche e geopolitiche. Le politiche di transizione risultano frammentate e insufficienti, mentre le grandi potenze esitano ad assumere impegni vincolanti, anche per l’impatto sui propri equilibri economici. “I limiti dello sviluppo” resta quindi un riferimento ancora attuale. Non offre soluzioni semplici, ma richiama a una consapevolezza: il cambiamento richiede responsabilità diffuse e scelte anche difficili. Una riflessione si impone: mentre le criticità globali aumentano, negli stessi anni si sono concentrate ricchezze straordinarie in poche mani, alimentate proprio dai modelli economici che oggi mostrano i loro limiti.